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Novara Major Hospital of Charity - Ospedale Maggiore della Carita Novara

Updated: 5 days ago

Italiano dopo ogni sezione


Here is a video of this extraordinary hospital - Ecco un video di questo ospedale straordinario



On June 19th our journey of navigating the Italian medical system started with Gianni (known as Giampaolo here in Italy) being brought to the Verbania emergency room. This was the closest hospital to Stresa where we were vacationing. He hadn’t been feeling well for about three weeks and Crystal, Chris and I were able to convince him to get checked to see if maybe there was something with his heart. What we believed was the issue.


We got to the emergency area and were surprised that triage was being done in construction trailers. They quickly registered him and told us to wait outside as the emergency area was open only to patients due to COVID protocols. Thankfully we had technology that allowed us to keep in touch while he was in there.


Within three hours he texted me that they were giving him blood. Three hours later the dreaded text that he was being brought to Ospedale Maggiore della Carità Novara (Novara Major Hospital for Charity). A 75 km ambulance drive away. The dread however was they were now giving him platelets. Blood and platelets could only mean one thing, cancer of the blood, and my assumption Leukemia.


Era il 19 Giugno quando il nostro viaggio per circumnavigare il sistema Italiano della medica è cominciato per Gianni, (conosciuto come Giampaolo qua’ in Italia) quando l’abbiamo portato nel pronto soccorso di Verbania. L’Ospedale di Verbania era il più vicino a Stresa dove noi eravamo in vacanza. Lui non stava molto bene da già 3 settimane quando io, Crystal e Chris l’abbiamo convinto di farsi guardare da un dottore per vedere se per caso sarebbe stato il suo cuore, quello che noi pensavamo sia stato il suo problema.


Quando arrivati la pronto soccorso di Verbania, eravamo sorpresi di vedere che era utilizzato un rimorchio da costruzione per il triage. Dopo averlo velocemente registrato, ci hanno raccomandato di aspettare fuori dall’emergenza per ragioni dei protocolli di Covid-19. Meno male che noi avevamo i metodi elettronici per tenerci sempre a stretto contatto quando lui era dentro l’ospedale.


Tramite le prime tre ore lui mi aveva già fatto messaggio che gli hanno dato una trasfusione del Sangue, e nelle tre ore successive è arrivato il dannato messaggio che lo trasportavano all’Ospedale Maggiore della Carità di Novara, un viaggio di 75 chilometri di distanza. Ma il terrore era anche che gli stavano già dando le Piastrine, Sangue e Piastrine nella testa mia volevano dire soltanto una cosa: il cancro del Sangue, che io sapevo di essere la Leucemia.


Here is a video and photos of Verbania Castelli hospital - Ecco un video e foto dell'ospedale Castelli di Verbania,


Crystal, Chris and I went back to the hotel knowing it was going to be a long night. In the morning Gianni called and the diagnoses was confirmed. He had Leukemia and he had already signed to be put on the treatment path, and because he was exhausted and full of drugs he didn’t know much more. He was on the fourth floor and we were able to visit him.


Being from Canada, our hospitals are not very old. When you walk through the gates of Ospedale Novara, you can see and feel the age of the buildings. It is easy to think, wow how can there be patients in these buildings. It’s been years that Novara has tried to replace the hospital but so far, the funding hasn’t come through. Therefore, everyone that works behind those doors do whatever it takes to make the patients comfortable and do their best to get them home as soon as possible.


A quel punto io e i bimbi eravamo tornati all’hotel, sapendo già che ci aspettava una lunga notte. Nella mattina successiva Gianni ha chiamato ed ha confermato i dionisi. Aveva la Leucemia, e anche già firmato per procedere con la via della terapia, a quel punto siccome era molto stanco e già pieno di droghe non sapeva più dirmi nient’altro. Lui era nel quarto piano, e per quello noi potevamo andarlo a trovare.


Essendo dal Canada, i nostri ospedali non sono molto vecchi, ma quando uno cammina verso le mura dell’ospedale di Novara, uno vede è sente gli anni di quelle strutture. È facile a pensare “Wow” come possono esserci dei pazienti tramite quelle mura. Sono stati già anni che Novara ha provato a rimpiazzare gli edifici di quel ospedale, ma purtroppo i fondi non si sono ancora ricavati. Per quello tutti gli addetti che lavorano dietro quelle porte fanno tutto il possibile per mantenere i pazienti ad un alto livello di conforto, e fanno tutto il possibile per mandarli a casa al più presto possibile.


Photos of the entrances of Novara Hospital. Foto di ingressi dell'ospedale di Novara.


Based on history the original hospital was built about 2.5km away in the suburb of Sant’Agabio around the beginning of the 11th century. It was a charitable institute dedicated to Archangel Michael and run by friars and nuns of the Umiliati Order with the hope of helping the poor, pilgrims and elderly. It later changed to help the sick around the end of the 13th century.


Even though it was a religious institute, it relied on the Municipality of Novara, which appointed administrators and in 1482 Pope Sixtus IV, imposed a bill that united the other seven hospitals of Novara with San Michael hospital. In the 17th century the original buildings in Sant’Agabio were demolished and the hospital moved to the current location on Corso Giuseppe Mazzini.


The building, built by architect Soliva, had a massive courtyard (pictured above), which still exists. The church and parish of San Michael were moved within the enclosure of the hospital and was inaugurated in 1643. Over the centuries more and more buildings were added. The expansions were possible because of donations and bequests from the citizens of Novara. By the mid-nineteenth century, architect Alessandro Antonelli created the expansion that organized the hospital spaces according to criteria of functionality and hygienic needs.


In base alla storia, l’ospedale originale fu stato costruito 2.5 chilometri di distanza in una comunità chiamata Sant’Agabio, verso l’inizio dell’undicesimo secolo. Era un istituto di carità dedicato all’Arcangelo Michele e messo in corso tramite i Frati e Suore dell’Ordine di Umiliati, con la speranza di aiutare i poveri, pellegrini, e i vecchi. Più tardi fu cambiato per aiutare gli ammalati verso la fine del tredicesimo secolo.


Nonostante fosse un istituto religioso, invocava aiuto dal comune di Novara, tramite quale appuntava gli amministratori, poi nel 1482 Papà Sisto IV impose un bollo per unire gli altri sette ospedali con quello di San Michele. Nel diciassettesimo secolo le strutture originali in Sant’Agabio furono demolite e l’ospedale fu’ mosso nella posizione attuale di Corso Giuseppe Mazzini.


Le strutture, costruite dall’architetto Soliva, avevano un grande cortile (guarda la foto qui’ sopra), che è ancora in esistenza oggi. Le parrocchie e la Chiesa di San Michele furono mosse e inaugurate dentro le mura dell’ospedale nel 1643. Tramite i secoli più e più strutture sono state aggiunte. Le espansioni furono possibili tramite le donazioni e lasciti dai cittadini di Novara. Entro la metà del diciannovesimo secolo, l’architetto Alessandro Antonelli creò l’espansione che organizzò le aree dell’ospedale in spazi in accordo delle funzioni e necessità igieniche.


Here is a video and photos of the beautifully old St. Michael church that I’ve gone many times to pray to my angels and heaven above. I've knelt at the alter and asked for miracles and been blessed to get a few. Thank you angels!


Ecco un video e le foto della bellissima vecchia chiesa di San Michele in cui sono andato molte volte a pregare i miei angeli. Mi sono inginocchiato all'altare e ho chiesto miracoli e sono stato benedetta per averne alcuni. Grazie Angeli!


In today’s world, the hospital assumed the legal status of “University Hospital” in 2007and is a highly specialized hospital of national importance. The Faculty of Medicine and Surgery is the teaching headquarters of the University of Eastern Piedmont “Amedeo Avogardo” with teaching and research functions. It is also the head office of the Oncology Center of the provinces of Novara, Vercelli, Verbano-Cusio-Ossola.


The logo is represented of the ancient code of arms of the “Ospedale Maggiore” and dates back to the Middle Ages. It consists of the building designed by Soliva in the background, on the right a woman breastfeeding several children represents charity. On the left a chair being carried to the hospital, at the top the coat of arms of the City of Novara, and on the base the scroll with inscription of “Hospitalis maioris chariatis civitatis novariae”.


Nel mondo di oggi, e nel 2007 l’ospedale ha assunto lo stato legale come “Ospedale di Università” ed e un ospedale di alta specialità e importanza nazionale. La facoltà di Medicina e Chirurgia è la sede didattica del Università di Piemonte Est “Amedeo Avogardo”, con funzioni di insegnamenti e ricerche. E’ anche l’ufficio centrale dell’centro oncologico per le provincie di Novara, Vercelli, e Verbano-Cusio-Ossola.


Il marchio rappresenta l’antico codice delle armi del “Ospedale Maggiore” e risale dal Medioevo. Consiste dell’edificio disegnato da Soliva nel retro fondo, alla destra una donna che allatta diversi bambini, e rappresenta la carità. Sulla sinistra, una sedia portata nell’ospedale al di sopra del marchio della città di Novara, e sulla base dello scrollo con le iscrizioni “Hospitalis Maioris Charitatis Civitatis Novariae”

The hospital provides inpatient and outpatient services and diagnostic and treatment services for acute illnesses and for those requiring urgent interventions (emergency room). It also provides research and participates in clinical trials, university education and professional refresher courses all to who support every aspect of hospital functions.


Now back to Gianni and our experience at Ospedale Maggiore di Novara. When I reflect back to the first few days on the fourth floor of pavilion C, I remember how scared we were to be there. This old hospital that looked like it should be torn down let alone have critically ill patients. But just two days into his stay I got to meet with Professor Gianluca Giadano, Doctor Monia Lunghi and Doctor Mariangela Greco.


Professor Giadano spoke perfect English and with his calming voice put me at ease very quickly. He explained that Gianni had APL (acute promyelocytic leukemia) and the next month will be very tough. He and the doctors didn’t sugar coat anything. This was serious and Gianni may not make it. But because Gianni has a very aggressive cancer, they can tackle it with science just as aggressive. He was put on the Apollo-064 clinical trial and would be monitored by the alliance between Novara and Rome.


They told me while Gianni is in those hospital walls, he is their family and it is their job to get him through this. My job was to be outside the walls, taking care of myself and getting ready to have him come home. They promised they would update me once or twice a week and I could call them any time. They gave me their numbers. As I walked out of those doors, I understood what we were up against.

  • Gianni had the fight of his life in his hands

  • I had to find a place for us to live as we would be here up to three years

  • We needed to get our residency to ensure his treatment

  • We needed to trust in the doctors and the science because Gianni’s life was in their hands

  • We needed to find strength in everyone around us

The day of the doctors visit, Gianni moved to the third floor. A floor where patients are kept in a sterile environment and are monitored 24/7. What this meant was we couldn’t see him anymore. I’m not going to lie, not being able to see Gianni other than looking up from the ground to his third-floor window was the roughest 36 days of my life. But thankfully FaceTime connected us two to three times a day. We could laugh and cry together. We could connect with the kids and grandkids and we could keep up to date on his progress.


L’ospedale provvede sia ricoveri che servizi ambulatori, e anche sistemi diagnostici e servizi di terapie per malattie acute per pazienti a cui servono interventi urgenti (pronto seccorso). Provvede anche ricerche e partecipa alle prove cliniche, educazione universitaria, corsi professionali per tutti quelli che supportano ogni aspetto funzionario dell’ospedale.


Adesso torniamo a Gianni, e le nostre esperienze dell’Ospedale Maggiore di Novara. Quando rifletto su i primi giorni nel quarto piano dell’padiglione “C”, mi ricordo quanta paura avevamo di essere lì. Questo vecchio ospedale che sembrava che dovesse essere demolito, e non di ospitare pazienti critici. Ma in solo due giorni del suo soggiorno mi sono colloquiata con il Professore Gianluca Giadano, Dottoressa Monia Lunghi, e Dottoressa Mariangela Greco.


Professor Giadano parlava l’Inglese perfetto, e con la sua voce calmante mi ha reso pacifica in fretta. Mi ha spiegato che Gianni aveva APL (Leucemia Promielocitica Acuta), e che il prossimo mese sarebbe stato molto duro. Lui e le dottoresse non avevano nascoso niente. Questa malattia era una cosa seria, e Gianni potrebbe non farcela. Ma siccome Gianni possedeva un cancro veramente aggressivo, loro avrebbero potuto affrontarlo con la scienza e tramite lo stesso potere. Gianni fu messo nel programma di Apollo-064 una prova clinica, e sarebbe controllato con un’alleanza tramite Novara e Roma.


Mi hanno detto che quando Gianni è in quelle quattro mura, lui e la loro famiglia, ed è il loro lavoro per portarlo avanti. Il mio lavoro fuori di quelle mura, era di tenermi cura di me stessa, e di prepararmi a riceverlo a casa quando era pronto. Mi avevano anche promesso che mi aggiornavano una o due volte alla settimana, e che avrei potuto chiamarle in qualsiasi momento, che mi avrebbero dato i numeri di telefono. Come uscì da quelle porte, capì cosa ci aspettava e come confrontala.


  • Gianni aveva la lotta della sua vita nelle sue mani

  • Io avrei dovuto trovare un posto per vivere, perché’ il soggiorno era di almeno tre anni

  • Dovevamo ottenere la residenza per assicurare la sua terapia

  • Dovevamo avere fede nei dottori e nella scienza, perché’ la vita di Gianni era nelle loro mani

  • Dovevamo trovare la forza tramite tutti intorno a noi

Nel giorno in cui colloquiai con i dottori, mossero Gianni nel terzo piano. Un piano dove i pazienti sono trattenuti in un ambiente molto sterile, e controllati 24 ore su 7. Questo significava che non sarebbe più stato possibile a vederlo in persona. Io non dico bugie, ma non riuscire a vedere Gianni, e solo tramite a guardarlo in su dal piano terra e sulla finestra del terzo piano erano i miei più duri 36 giorni della mia vita. Ma ringrazio FaceTime, che collegava entrambi da due a tre volte al giorno, così era possibile piangere e ridere insieme. Potevamo anche collegarci con i bimbi e i nipoti, per tenerci tutti aggiornati su il suo progresso.


Here is a photo of Gianni at the third-floor window - Ecco una foto di Gianni alla finestra del terzo piano.


What made it easier was when I received calls from Dr. Lunghi or Dr. Greco. They gave me updates on his progress and how the science was doing what it needed to do to make his numbers go up. They also reassured me that he was doing well. I could then share the information with the kids here and in Canada. Life had changed so much for all of us and the reassurance from these doctors made our life bearable.


As the weeks passed, I got to see miracles happen even though I was outside those walls. Gianni was usually buddied up with one other patient and some were very sick and he didn’t think they would make it through the night. However, these doctors and nurses sometimes worked through the night to figure out what the issue was and the patient got back on track.


Every time I brought Gianni clothes, I would walk up the three flights of stairs and look at all the cracks on the walls and the missing paint showing the wear of the establishment. But when the nurse or OSS (Operatore Socio-Sanitario) opened the door of the hematology ward, they greeted me with a smile and compassion. Some would hug and hold me and tell me he is doing great and some would even bring me to the side entrance and have him step out of his room so we could see each other from afar. These were our angels inside the walls of Novara Hospital.


Quello che ha reso il tempo più facile, furono le chiamate che ho ricevuto dalle Dottoresse Lunghi e/oppure Greco. Mi avevano aggiornato sul progresso, cosa faceva la scienza, e cosa doveva succedere per fare alzare i suoi numeri. Mi avevano anche assicurato che lui andava bene, così I potevo condividere il progresso con i figli, sia qui’ che in Canada. La vita e cambiata molto per tutti noi, e l’assicurazione di queste dottoresse a reso la vita molto più agevole.

Nel passare delle settimane, ho vissuto miracoli anche se io ero furi da quelle mura. Gianni era come al solito condiviso con altri compagni di stanza, e certi erano proprio ammalati grave, tante volte lui non pensava che ce la farebbero entro la notte. Tuttavia questi dottori e infermiere certe volte lavoravano tutta la notte per trovare i problemi dei pazienti, e come portarli indietro sulla pista.


Ogni volta che portai un cambio di vestiti a Gianni, io feci tre piani di scale, e guardai tutte le crepe dei muri, e i pezzi senza pittura, che dimostravano logorio dell’edificio. Ma quando l’infermiera oppure l’O.S.S (Operatore Socio Sanitario) aprì la porta del reparto d’Ematologia, mi incontravano sempre con sorrisi e compassione. Certe mi abbacinavano e riassicuravano che lui sta’ andando benissimo, ogni tanto mi lasciavano anche andare all’entrata e a vedere e salutare Gianni che stava a un passo dell’entrata della sua porta. Queste persone erano i veri angeli dentro le mura dell’ospedale di Novara.


Photos of Novara hospital's Building C - Foto di Padiglione C in Ospedale di Novara


Six months into his treatment, Gianni has been in and out of the hospital six times. Each time easier because the doctors and nurses have become our family. All of the 24 people that work on the 3rd floor have their role, whether it is the cleaning personal, OSS, nurses, or doctors they exemplify the meaning of care-giving. Their heart and soul are into taking care of the patients within those four walls and it not only shows but we feel it.


Having had 18 stints in the Canadian hospital system myself, I can honestly say I have NEVER been treated like family. Gianni has now started the 2 year maintenance phase of his leukemia treatment and even if we had the opportunity to complete the treatment in Canada, we would opt to do it here. Because here is where the heart of the many will continue to help Gianni through this.


I've had many people ask me why I wouldn't consider moving Gianni to Milano hospital as supposedly the hospital is better. My answer is the same, it isn't the building that makes a hospital. It is the people within the walls that make the difference and Novara hospital is PRICELESS.


We are so thankful for all the hematology department of the third and fourth floor of pavilion C at Novara Major Hospital for Charity. But we’d like to to personally thank these amazing care-givers on the third-floor that gave Gianni (Giampy) the love and positivity he needed to get out and start the next journey of his life. You will never know how much you did for our family and we truly appreciate it.


Sei mesi nella sua terapia, Gianni entrò ed uscì dall’ospedale sei volte. Ogni volta diventò più facile perché’ le dottoresse e le infermiere sono diventate famiglia. Tutte le 24 persone che lavorano nel terzo piano hanno il suo ruolo, sia che per le pulizie personali, O.S.S, Infermiere, oppure Dottoresse, loro amplificano il significato di dare cura. Il cuore e l’anima per curare i pazienti entro quelle quattro mura, non solo si mostra ma uno può anche si sentirlo.


Avendo avuto 18 turni nel sistema ospedaliero del Canada, io posso veramente dire che non sono MAI stata trattata come famiglia. Gianni adesso ha incominciato la fase di due anni di manutenzione per il suo trattamento di Leucemia, e anche se l’opportunità potrebbe esistere per completarlo in Canada, noi scegliamo di completarlo qua’. Perché’ qua’ e dove il cuore esiste per aiutare Gianni a superare questa malattia.


Molte persone mi hanno chiesto se avrei considerato a muovere Gianni nell’ospedale di Milano, che è supposto che quel ospedale sarebbe migliore. La mia risposta e sempre la stessa, non è la struttura che fa’ un ospedale, ma sono le persone entro le mura che fanno la differenza, e l’ospedale di Novara è VERAMENTE IMPAGABILE.


Noi saremo per sempre grati per il reparto di Ematologia nel terzo e quarto piano dell’padiglione “C” all’Ospedale Maggiore della Carità di Novara. Ma vogliamo personalmente ringraziare questi/e straordinari datori di cura del terzo piano, che hanno dato Gianni (Giampy) la positività e l’amore che gli serviva per incominciare questo prossimo viaggio della sua vita. Non saprete mai quanto avete fatto per la nostra famiglia, noi lo apprezziamo moltissimo.

Dir. Prof. Giadano

Dott. Lunghi

Dott. Greco

Simona

Rachela

Debora

Monica

Alessia

Gabriela

Elisa

Mariya

Cinzia

Daniela

Manuel

Rosaria

Daniela

Caterina

Antonietta

Rafik

Patrizia

Mariangela

Agustino

Chiara

Margherita

Here is a photo of Gianni's primary doctor Doctor Lunghi and Professor Giadano on the day Gianni was told he would be starting his two year maintenance program with no trace of leukemia in the bone marrow. THANK YOU!


Ecco una foto del medico principale di Gianni Dottoressa Lunghi e Professore Giadano il giorno in cui gli hanno detto che inizierà il programma di mantenimento senza traccia di leucemia nel midollo osseo. GRAZIE!


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